La malattia celiaca, o celiachia, è un’intolleranza permanente al glutine, in particolare alla sua frazione proteica, la gliadina.
La gliadina si lega alla transglutaminasi tissutale. Tale complesso a sua volta si lega alle molecole HLA DQ2/8 delle cellule presentanti l’antigene, attivando i linfociti T CD4+ presenti nella lamina propria della mucosa intestinale. Dopo essere stati attivati dalla gliadina, questi linfociti T migrano dalla lamina propria in sede subepiteliale e cominciano a produrre diverse citochine, responsabili dell’apoptosi (morte cellulare) e dell’iperproliferazione linfocitaria che porta infine all’appiattimento della mucosa intestinale. Ciò porta ad una progressiva ATROFIA dei villi che rivestono l’intestino tenue, fino alla loro completa scomparsa, cosicché l’assorbimento delle sostanze nutritive ne risulta alterato.
Oltre all’azione dei linfociti T, nei pazienti celiaci non trattati, entrano in gioco anche i linfociti B con produzione di ANTICORPI antigliadina, antiendomisio e antitransglutaminasi tissutale. Possiamo dunque considerare la celiachia un’anormale risposta immunologica dovuta all’ingestione di glutine in soggetti geneticamente predisposti, che determina un’alterazione infiammatoria della mucosa intestinale con conseguente malassorbimento.
Si tratta di una patologia MULTIFATTORIALE, in quanto sono coinvolti sia fattori ambientali, sia fattori genetici. I marcatori genetici sono localizzati sul cromosoma 6 nella regione HLA: DQ2 e DQ8.
La celiachia può insorgere qualunque età della vita, dall’infanzia alla senescenza, e può manifestarsi in forma classica, in forma subclinica o addirittura in forma silente.
La forma CLASSICA, prevalente nei bambini, si maniesta già dopo pochi mesi dall’assunzione del glutine ed è caratterizzata da:
- Diarrea cronica con perdita di minerali, vitamine e proteine.
- Arresto della crescita e/0 calo ponderale con ipotonia e ipotrofia dei muscoli.
- Addome globoso
- Anemia (non risponde al trattamento con ferro per via orale).
A questi sintomi si associano spesso anche dolore addominale, vomito, perdita dell’appetito e alterazioni dell’umore.
La forma subclinica si manifesta tardivamente in età adulta, senza una chiara sintomatologia. Anche in questa forma la mucosa intestinale è alterata. Tra i sintomi della forma atipica compaiono:
- Stipsi
- Meteorismo
- Dolori addominali
- Stanchezza cronica
Che esami si fanno per diagnosticare la celiachia?
Si fanno degli esami del sangue per la ricerca di:
- ANTICORPI ANTIGLIADINA (AGA)
- ANTICORPI ANTIENDOMISO (EMA)
- ANTICORPI ANTITRANSGLUTAMINASI (anti-tTG) dosati con metodica ELISA
LA TIPIZZAZIONE GENETICA HLA, alla ricerca degli antigeni DQ2 E DQ8, ha valore per il suo potere predittivo negativo. La mancanza degli antigeni rende molto improbabile la diagnosi di celiachia. Il 95% dei celiaci presenta il genotipo DQ2, il 5% il DQ8.
In seguito, se i primi esami sono positivi, si procede alla BIOPSIA INTESTINALE, che in presenza di celiachia dovrebbe evidenziare un’atrofia dei villi intestinali.
Qual è il trattamento dietetico per la celiachia?
L’unico trattamento è una dieta priva di glutine, da seguire per tutta la vita. L’assunzione di glutine anche in piccole quantità (1g/die), anche in assenza di sintomatologia, provoca gravi lesioni alla mucosa intestinale.
Cereali proibiti: FRUMENTO, SEGALE, ORZO , FARRO, KAMUT, TRITICALE E SPELTA.
SONO CONCESSI: RISO, MAIS, SOIA, TAPIOCA, MIGLIO, GRANO SARACENO, CASTAGNE, CECI, LEGUMI, PATATE, SESAMO, SORGO.